martedì 31 maggio 2011

100 Artisti in BIENNALE



La guida di «The Art Newspaper» e «Il Giornale dell’Arte» su 100 dei principali artisti presenti alla 54ma Biennale di Venezia: in quali gallerie trovarli e a quali quotazioni 
La lista non è esaustiva; le informazioni relative alle aste sono state fornite da artprice.com e quello indicato è il prezzo di aggiudicazione che esclude i diritti sul compratore. Le conversioni in valuta, quando rilevanti, sono state realizzate basandosi sul servizio di cambi storici del sito xe.com 

The Art Newspaper’s guide to some of the leading artists at the 54th Venice Biennale. this list is not comprehensive. all auction data is courtesy of artprice.com and is the hammer price excluding buyer’s premium. Currency translations, where relevant, were made using xe.com’s historical exchange rate service.

lunedì 30 maggio 2011

PAPARONI contro BONAMI - Chi ha ragione ?


Perché penso che Francesco Bonami screditi il mondo dell’arte.
Demetrio Paparoni
Francesco Bonami non è un critico, non lo è mai stato. La ricerca di sensazionalismo lo ha più volte portato a far propria la tattica secondo cui più la spari grossa, più fai parlare di te. Che poi si parli bene o male, questo sembra essere per lui del tutto secondario. Non contento di essersi coperto di ridicolo affermando che Jannis Kounellis non è un artista significativo, adesso alza il tiro e spara su Anish Kapoor, del quale stanno per essere inaugurate due grandi mostre a Milano, curate da Gianni Mercurio e da me. Seguo il lavoro di Kapoor dal 1981, da allora lo considero uno dei più grandi artisti viventi (non sono il solo, ovviamente). Conoscendolo bene so quanto sia insofferente al potere e alle strategie di piccolo cabotaggio. Uno come Bonami a Kapoor non poteva piacere.
So anche come, con l’insulto attraverso i media ai quali ha accesso, Bonami abbia sempre tentato di demonizzare chiunque non gradisca avere a che fare con lui. Ebbene, adesso, a pochi giorni dall’inaugurazione delle mostre milanesi, Bonami scrive su “Vanity Fair”, tra amenità e volgarità, che il lavoro di Kapoor, alludendo a un vuoto di significati, “come un canto buddista lascia la nostra testa libera dal pensiero”. Ora, si dà il caso che se c’è una testa libera dal pensiero critico è proprio la sua: lo dimostra il fatto che i suoi interventi sono una sequenza di battute a effetto, interventi che con la critica d’arte hanno poco o nulla a che fare. Emulando Emilio Fede, Bonami storpia i nomi di chiunque non accetti di entrare a far parte della sua corte, imitando i comportamenti della classe politica di ieri e di oggi, dedica più tempo alla costruzione del consenso e alle relazioni che a realizzare mostre con un vero progetto critico e che non siano solo un elenco di nomi. Quando scrive, poi, indulge nella battuta per dare a chi frequenta l’arte con poca assiduità la sensazione che d’arte si possa scrivere in maniera comprensibile davvero a tutti.

Fosse solo questo, potremmo anche farcene una ragione: tanto peggio per chi gli dà credito e tanto meglio per chi dal suo lavoro trae benefici. Purtroppo c’è dell’altro, c’è assai peggio. Nel suo sgomitare alla ricerca di posti al sole, il 6 dicembre 2010 Bonami ha scritto su “Il Riformista” un articolo (sotto riportato per intero) nel quale gettava fango su Ai Weiwei, arrivando a sostenere che, rispetto al regime cinese, l’artista oggi in prigione con la pretestuosa accusa di evasione fiscale era più un diversivo che un sovversivo. Secondo lui, l’allora non abbastanza difeso in Occidente Ai Weiwei era stato “finalmente messo agli arresti domiciliari”. Ma quello che più mi ha indignato è che l’articolo ricalcava fedelmente quanto anche a me, quando ero in Cina, era stato suggerito di scrivere da parte di collezionisti e galleristi influenti: gente che, come chiunque in Cina sia benestante, trae non pochi benefici dall’attuale sistema di governo. Più volte mi era stato fatto capire che, se avessi scritto quelle falsità, mi sarei accreditato quanto bastava per concorrere a ricoprire qualche incarico museale. Stesso era stato dato ad altri critici, americani, che naturalmente oltre a essersi ben guardati dal gettare fango su Ai Weiwei per screditarne l’immagine in Occidente, si sono fatti carico di promuovere le diverse raccolte di firme a sostegno dell’artista. Gli attacchi di Bonami ad Ai Weiwei e, adesso, a Kapoor (che non a caso in favore di Ai Weiwei ha lanciato una campagna) vanno nella stessa direzione: esprimono il fastidio per chiunque, con la propria visione etica dell’arte e della vita, rischia di smascherare chi invece della vita e dell’arte ha una visione talmente cinica da perdere anche l’ultimo briciolo di dignità.
Per queste ragioni (ma potrei illustrarne molte altre) penso che Bonami millanta di essere un critico e scredita il mondo dell’arte.  

Lo strano arresto di Ai Weiwei il dissidente pop
di Francesco Bonami
da Il Riformista - Sabato, 6 novembre 2010

Tanto va la gatta al lardo che ci lascia lo zampino. L’artista, dissidente, polemista, provocatore Ai Weiwei è stato, si potrebbe dire “finalmente” messo agli arresti domiciliari nella sua casa bunker nella periferia nord di Pechino. Perché “finalmente”? Perché sembrava impossibile che una figura cosi prominente e così apertamente contraria ai metodi del governo cinese potesse essere lasciata circolare senza problemi. Lo avevano già bacchiolato un paio di volte mandandolo quasi all’altro mondo, ma arrestato Ai Weiwei non era stato mai. Lo avevo incontrato in un’intervista per questo giornale in Corea del Sud in occasione della biennale d’arte. Devo dire che non mi aveva particolarmente impressionato per la sua chiarezza d’idee. Il discorso girava intorno alla libertà di parola, ma mai c’era stato un affondo finale che potesse dare a questo artista, recentemente celebrato con una mega installazione alla Tate Modern di Londra, un vero spessore da dissidente doc. Infatti anche il recente arresto domiciliare, pur fatto in modo spettacolare, non sembra avere nulla di drammatico. Ai Weiwei continua a poter parlare al telefono, rilasciare interviste e twittare quanto gli pare. Prima che diventasse dissidente, quando l’avevo incontrato attorno al 2006 proprio nella casa dove ora è confinato, la voce che circolava attorno a lui era quella di una persona molto attenta alla propria immagine e alla propria carriera. D’altronde non meraviglia che per promuovere le due cose, immmagine e carriera, Mr. Ai utilizzi lo strumento della dissidenza dolce. Non mi pare che mai, ad esempio, abbia preso posizioni troppo radicali per la questione del Tibet. Anche le autorità in fondo giocano con questo personaggio che da una parte porta lustro alla Cina, è stato uno dei progettisti del famoso stadio delle Olimpiadi prima di prenderne le distanze perché le autorità (ma guarda che sorpresa!) avevano trasformato i Giochi in uno strumento di propaganda politica. Il recente arresto pare un po’ un’ennesima mossa di questo gioco del gatto e del topo che poi vanno al bar a bere uno spritz insieme. Infatti lo scorso anno le autorità di Shanghai avevano chiesto all’artista architetto di costruire il suo studio in un quartiere industriale per dare il via a un progetto di rivalutazione della zona. Poi all’improvviso, finito l’edificio, qualcuno ha deciso che non poteva più esserci e le stesse autorità committenti hanno ordinato ad Ai Weiwei di buttarlo giù. Davanti a questa assurda decisione l’artista ha deciso di trasformare la demolizione in un grande evento di protesta pop più che popolare che doveva proprio avvenire oggi. L’idea non è andata giù ai politici locali che rischiavano di essere sputtanati davanti al mondo. Cosi ecco che è scattato il blocco di Ai Weiwei. Pare che le forze di polizia, andate a circondare la casa intimandogli gli arresti domiciliari, si siano scusate molto per essere costrette a questa azione nei suoi confronti. A occhio e croce non credo che Ai Weiwei abbia intenzione di competere con Liu Xiaobo, il Nobel per la pace, condannato a undici anni di galera vera, non casalinga. Liu Xiaobo è un vero sovversivo per le autorità cinesi mentre Ai Weiwei sembra essere più un diversivo. Nessuno credo si sia mai scusato con il Nobel per averlo sbattuto in galera. Ascoltando quello che mi diceva l’artista nella recente intervista, mi è parso di capire che lui voglia imbarazzare il potere con polemiche sulla burocrazia e sulla libertà di “chattare” più che su quella di parola. Ai Weiwei vuole obbligare il potere a dare ai cittadini il diritto di parlare dei problemi più che il diritto di risolverli o di non avere problemi. Anche nel caso della demolizione dello studio l’artista lamenta l’impossibilità di discutere della questione magari per arrivare alla stessa conclusione, la demolizione. Anziché incatenarsi alla porta dell’edificio, Ai Weiwei ha organizzato una sorta di festival musicale confermando la sua tendenza un po’ sospetta a voler spettacolarizzare la dissidenza più che approfondirla rischiando di essere buttato in un carcere di massima sicurezza. Ai Weiwei, viene voglia di chiedere, ci fai o ci sei?

CATTELAN - BIENNALE DI VENEZIA

“Questa è l’ultima mostra di cui mi occupo, poi ci sarà la retrospettiva di novembre al Guggenheim e poi basta – giura -.
Come annunciato mi ritiro ad occuparmi della mia rivista Toilet Paper, anzi ne farò anche altre”.
Giustifica così, al quotidiano Repubblica, la sua presenza in extremis alla Biennale di Venezia Maurizio Cattelan.

Duemila piccioni impagliati sulle capriate del Palazzo delle Esposizioni, in ogni sala il pubblico visiterà la mostra di Bice Curiger con la minaccia simbolica di essere battezzato dal fatale guano.
Un’opera che quadra idealmente il cerchio apertosi quindici anni fa: nel 1997, in occasione del Padiglione Italia di quell’anno (curato da Germano Celant così come la mostra internazionale), Maurizio Cattelan venne invitato affianco di due mostri sacri come Enzo Cucchi e Ettore Spalletti, risposte disseminando il padiglione di minacciosi piccioni…




venerdì 27 maggio 2011

MARK ZUCKERBERG - LE SUE PAROLE

Nel giorno della chiusura del «E-G8», il Ceo di «Publicis» Maurice Levy ha intervistato il fondatore di Facebook Mark Zuckerberg. Ecco un estratto del colloquio

Facebook ha più di 150 milioni di utilizzatori nel mondo. Qual è il segreto del successo?
«In realtà sono due. Il primo è il grande pregio di Internet, quello di dare voce a tutti. Il secondo è la voglia, che abbiamo tutti, di condividere la nostra vita con i nostri amici e i nostri famigliari. È questa miscela che continua ad attirare la gente su Facebook: potersi esprimere, e poterlo fare con chi ci interessa. Del resto, è per tenermi in contatto con gli amici che ho creato Facebook all’università. Anche se poi, certo, l’impresa ha un po’ superato il quadro dell’università».
Come ha cambiato il mondo Facebook?
«Vede, prima di Facebook se cercavi un ristorante dovevi ricorrere a una guida, su carta o sul Web. Adesso hai a disposizione migliaia di pareri. È un sistema che garantisce la massima trasparenza. E funziona sulla base della concorrenza. Tutti vedono lo stesso film, poi decidono. I cattivi film fanno flop, quelli buoni incassano. Ma sulla base di un’esperienza concreta consacrata dal passaparola. Il che spiega anche perché Facebook sia così richiesto anche dalla pubblicità».
Facebook è un rischio per la privacy?
«No, perché è la gente che decide quanto vuole rivelare di sé. Ognuno si dà i suoi limiti, che peraltro negli ultimi vent’anni sono molto cambiati. Vale la stessa regola del passaparola: sono gli stessi utilizzatori a decidere cosa consigliare, poi vinca il migliore. È successo lo stesso fra Myspace e Facebook. C’è stato un momento in cui loro avevano 100 milioni di utilizzatori e noi 10. Allora Yahoo mi offrì un miliardo di dollari per vendere Facebook e io dissi di no perché credevo che avesse un futuro ancora più interessante».
Com’è, rifiutare un miliardo di dollari a 25 anni?
«Per la verità, ne avevo 22!».
Pensa di quotare Facebook in Borsa?
«Per il momento no».
Quali saranno le tendenze del Web negli anni a venire?
«Credo che la grande tendenza sarà ancora la condivisione, almeno per i prossimo cinque o dieci anni. Siamo all’inizio di Facebook, non alla fine. Credo che Facebook, come impresa, possa fare bene una o due cose. Ma apre spazi per altri. Per esempio, c’è un’infinità di prodotti che possono essere ripensati in una chiave, appunto, di condivisione. Penso ai giochi, e c’è chi ha già cominciato, ma anche alla musica, al cinema, ai libri...».
Facebook ha anche cambiato la storia, per esempio con le rivoluzioni arabe.
«Il merito è della gente, non di Facebook. Per noi sarebbe arrogante rivendicare un ruolo in questi avvenimenti. Facebook non è stato né necessario né sufficiente; necessaria e sufficiente è stata la voglia di quei popoli di battersi per la loro libertà. Ma è lo stesso meccanismo di molti Paesi democratici, dove i politici hanno pagine Facebook che permettono loro un dialogo diretto con i cittadini».
Lei ha detto di voler dare l’accesso a Facebook ai minori di 13 anni. E questo ha scatenato polemiche.
«Sì, e infatti vorrei chiarire. La settimana scorsa ho parlato a una conferenza sull’educazione. Una domanda che mi hanno fatto è perché Facebook non partecipi più all’educazione dei bambini. Ho risposto che negli Stati Uniti difficilmente i minori di 13 anni possono partecipare a un social network perché ci sono delle regole che rendono difficile, concretamente complicata, la loro iscrizione. Ho detto solo questo, non che voglio aprire Facebook ai minori di 13 anni».
C’è chi dice che i social network sono una tendenza effimera.
«No, perché la condivisione è una tendenza forte della nostra società. Poi i mezzi cambiano. Come, in sette anni e mezzo, è molto cambiato Facebook.».
Che consiglio darebbe a un imprenditore che fonda una società?
«La chiave è credere in quello che fa. Nella Silicon Valley c’è uno strano fenomeno: la gente prima decide di creare un’impresa e poi che genere di impresa sarà. Ma io ho fondato Facebook perché mi piaceva l’idea di Facebook».
Per la maggior parte, i prossimi clienti di Facebook verranno da Asia e Africa. Cambierà il social network?
«Non credo, perché il modo di utilizzare il servizio diventa sempre più simile in tutto il mondo. Cambierà, invece, la tecnologia: nei prossimi 5 anni ci sarà molta più gente che andrà su Facebook con il telefonino piuttosto che con il computer».
Cosa vorrebbe lasciare al mondo?
«Datemi tempo, ho 27 anni. Per me l’importante è cosa fare, non come. Per questo alle sette e mezzo di ogni mattina mi metto a lavorare a Facebook».
Andrà al G8. Che cosa dirà ai Capi di Stato e di governo?
«Il messaggio che vorrei far passare è che Internet dà alla gente il potere di scegliere. E che oggi siamo tutti connessi troppo strettamente perché qualcuno possa fare da solo».

mercoledì 25 maggio 2011

LE CORBUSIER - CASSINA ; RIVOLUZIONE IN ARRIVO ?

La celebre chaise longue disegnata da Le Corbusier nel 1928 è un oggetto brevettato e brevettabile o va considerata di dominio pubblico e quindi liberamente riproducibile, come l'arcobaleno o la ruota?

lunedì 23 maggio 2011

THE KATE MOSS PORTFOLIO




photo © Mario Sorrenti 1993 // Danziger Projects

Danziger Projects Gallery opens its doors, in its new premises, to the habitants and visitors of New York who will have the opportunity to view a unique collection of photographs of the supermodel Kate Moss since her early career, taken by the world's most renowned fashion photographers.
The exhibition features a Kate Moss portfolio, which was produced by Danziger Projects in collaboration with the model herself, containing eleven 24x30 inch prints, each produced by a different photographer emphasizing on the versatility and particular beauty of the model.

Further to the portfolio, the exhibition will also carry a compilation of unseen photographs of Moss taken before her first ever shoot for the FACE, rarely seen pictures shot by Mary Mc Cartney and Herb Ritts and finally a transition to the present, through a presentation of contemporary silkscreens produced by Peter Blake, featuring the most iconic pop-cultural figures of our times.


ARTISTA ITALIANO CROCIFISSO A TIMES SQUARE

23 maggio, Time Square, Manhattan, New York

Angelo Cruciani, Artista e Performer italiano in visita negli States, presenterà pubblicamente la sua Nuova performance "Jesus needs you".
Questa Azione Artistica (nata da un percorso che in 7 anni ha portato Cruciani a investigare la figura del Cristo sotto gli aspetti più umani) è l'epilogo di una visione: Gesù torna fisicamente sulla terra, cerca di correggere le cattive interpretazioni del suo messaggio, cerca l'amore che trasmise all'umanità, ma ciò che trova è unicamente il potere del simbolo che ha lasciato in mano agli uomini.

La Performance che partirà alle 18 [dal cuore della piazza più osservata del Mondo] vedrà un Messia desolato in cerca di amore, in cerca di calore, di abbracci, di cibo.
L'Artista si trascinerà per le vie di New York alla ricerca di uno sguardo, di occhi in cui specchiarsi, di un’anima che gli dimostri che c'è ancora spazio per chi cerca giustizia, per chi vuole qualcuno da amare, per chi non consuma economie ma coltiva sentimenti condividendoli con il prossimo.
Sarà possibile seguire in diretta la performance collegandosi al seguente link:
In Italia saranno le ore 24:00

venerdì 20 maggio 2011

CURRENT TV - Riflessioni

Current TV, un buon prodotto giornalistico di parte, rischia la chiusura da parte della piattaforma Sky.
Parte ovviamente il dibattito, lo psicodramma delle dichiarazioni incrociate, le battaglie sui dati.
Non manca il cattivo Berlusconi, il buon samaritano Gore, ecc. ecc..
Ma Sky non è un'azienda privata ? E come azienda privata fa i suoi calcoli ...
QUI per approfondire. Qui il sito di CURRENT.

giovedì 19 maggio 2011

VENERE DI MORGANTINA - Il ritorno a casa !

Tornata in Italia dopo 30 anni di esilio il 19 marzo scorso, la Dea di Morgantina è di nuovo esposta nella sua casa, il museo di Aidone, piccolo paese dell'entroterra dell'isola in provincia di Enna.
Così, il lungo contenzioso tra l’Italia e gli Stati Uniti, terminato già nei fatti, si scioglierà anche nella memoria emotiva, grazie alla possibilità di tutti, visitatori e abitanti, di ammirare la meravigliosa stuatua.
CONTINUA A LEGGERE SU LaStampa.

mercoledì 18 maggio 2011

ARTE IN AEROPORTO

Il Museo della Provincia di Nuoro ha deciso di inaugurare un nuovo spazio per l'arte contemporanea.
Ma non si tratta di un ex officina dismessa o di una galleria alla moda, bensì di un aeroporto, l' Art-Port Wall.
Il luogo è stato messo a disposizione dalla società che gestisce l'aeroporto, la Geasar. Tre i progetti portati avanti dalla società: Art-Port Gallery, Art-Port Corner e Art-Port Wall.
Nel primo caso una mostra archeologica in collaborazione con la Soprintendenza di Sassari e Nuoro; la seconda iniziativa prevedeva una serie di lavori di artisti sardi, esposi sulle pareti di un self-service. Art-Port Wall vede l'artista Vincenzo Pattusi allestire opere nella Hall centrale (Far Away so Close/Così lontano, così vicino) e trasformare un luogo di passaggio in luogo di identità territoriale.
I lavori riprendono i motivi dei tappeti sardi e rendono familiare un ambiente solitamente asettico e spersonalizzato con figure che osservano i viaggiatori. (a cura di Giulia Fontani)
Vernissage 19 maggio 2011 ore 11:00
Far Away so Close/Così lontano, così vicino
Aeroporto Olbia- Costa Smeralda

martedì 17 maggio 2011

ENI - PINACOTECA AGNELLI

VISITA GUIDATA GRATUITA Mercoledì 18 maggio 2011 alle ore 13,00.

In occasione della GIORNATA MONDIALE DEI MUSEI 2011 la Pinacoteca Agnelli propone una visita guidata sulla mostra “Il cane a sei zampe. Un simbolo tra memoria e futuro” che, partendo dal marchio del cane a sei zampe, ripercorrerà la storia dell’Eni.

Una sezione speciale è infatti riservata alla storia del concorso indetto nel 1952 per trovare i marchi che avrebbero accompagnato la pubblicità della benzina (Supercortemaggiore) e del gas (Agipgas).
Questa storia è stata ricostruita sulla base di documentazione originale, che fa chiarezza intorno l’origine di quel “cane a sei zampe fedele amico dell’uomo a quattro ruote” - secondo un felice slogan ideato da Ettore Scola – che ha accompagnato tante generazioni in oltre mezzo secolo di storia.
Attraverso un ricco apparato fotografico e documentario e memorabilia in prestito da numerose collezioni private l’esposizione consente ai visitatori di conoscere una delle prime aziende italiane e di rivivere alcuni passaggi storici che hanno caratterizzato lo sviluppo non solo di eni ma, per alcuni versi, anche del paese. La visita costituirà anche l’occasione per approfondire la storia di un protagonista Enrico Mattei e del suo coraggio di immaginare il futuro.

Ingresso alla mostra e visita guidata gratuiti. Per info e prenotazioni:
Pinacoteca Giovanni e Marella Agnelli
Via Nizza, 230/103 – 10126 Torino
Tel.: 011.0062008/011.0062713

sabato 14 maggio 2011

giovedì 12 maggio 2011

WOOLOO !

Wooloo è un'organizzazione "social" danese nata per promuovere eventi artistici e connettere le comunità creative.
Cosa fanno in dettaglio:

■Call & Collaborate Publish your Open Call for participants to Wooloo's growing network of more than 20,400 art professionals in 140 countries.
■Show Your Art Worldwide Build your own artist profile and showcase your work to the thousands of visitors coming to Wooloo every day.
■Participate in Open Calls Submit your work to the many physical exhibition opportunities being announced on Wooloo by curators and institutions.
■Promote & Share Wooloo technology empowers you to easily promote your art on social platforms across the internet.

lunedì 9 maggio 2011

GUNTER SACHS - L'ultimo Playboy

Quando anche il gossip aveva una certa nobiltà ed eleganza Lui era il numero uno.
Gunter Sachs è stato un grande seduttore, e sicuramente non aveva bisogno di recarsi a "Mattino Cinque" o alla redazione di "Chi".
Scrisse anche un libro, ma era soprattutto un adorabile nullafacente.
Il suo suicidio è il segno dei tempi. L'altro ieri avevamo D'Annunzio, ieri Agnelli e Sachs ...oggi Corona e Lele Mora. Forse è tempo di occuparsi d'altro.

venerdì 6 maggio 2011

CARLO ANTONELLI NUOVO DIRETTORE DI WIRED !


Carlo Antonelli nuovo direttore di Wired.
Lascia la direzione di Rolling Stone.
Qualche minuto dopo l'annuncio dell'uscita di Riccardo Luna dalla redazione di Wired, Condè Nast annuncia che il nuovo direttore del mensile di tecnologia sarà Carlo Antonelli, ormai ex direttore di Rolling Stone.

RICCARDO LUNA LASCIA WIRED ITALIA

Il 15 giugno Riccardo Luna lascerà la direzione di Wired Italia.
L'ha dichiarato lui stesso con un tweet (@riccardowired).
Colpo di scena ? Nuovi incarichi per il giornalista romano ? Vi informeremo.

giovedì 5 maggio 2011

ROMA THE ROAD TO CONTEMPORARY ART

La quarta edizione di ROMA - The Road to Contemporary Art avrà luogo nel cuore della primavera romana dal 5 all’8 Maggio 2011.
Lo scorso anno il pubblico ha partecipato ad una grande festa dell’arte contemporanea grazie anche alle straordinarie inaugurazioni dei musei MAXXI e MACRO, alla aperture di nuove Fondazioni private, alla partecipazione delle Accademie e degli Istituti di Cultura stranieri presenti in città.
Un vero e proprio Rinascimento Contemporaneo di cui Roma è protagonista e che la pone ogni giorno di più al centro dell’interesse internazionale, che la rende fulcro di uno straordinario fermento culturale e artistico: un movimento che coinvolge le Istituzioni, le gallerie ed un sofisticato e attento collezionismo privato in forte crescita.
Ad accogliere l’esposizione sarà nuovamente il MACRO Testaccio, la sede che ha sedotto gli oltre 50.000 visitatori della scorsa edizione, un ex mattatoio recentemente restaurato che conserva ancora visibili le strutture della sua originaria destinazione d’uso.
Un luogo magico che accoglierà espositori e pubblico sino a tarda sera rendendo la Fiera un esclusivo luogo di ritrovo, tra arte e mondanità.

martedì 3 maggio 2011

PARLA FELTRINELLI - Il FUTURO DELL'EDITORIA

A Porta Volta c'è già un «mock-up», un saggio dell'edificio che verrà.
La nuova sede della Feltrinelli sarà una galleria di vetro, piena di libri, con la Fondazione, la casa editrice, la sala di lettura in mansarda, il parco.
Un nuovo luogo per Milano.
E l'inizio di una nuova storia per un editore, Carlo Feltrinelli: l'acquisto del 20% di Donzelli, l'accordo con Rcs e Gems per l'editoria digitale - Edigita -, gli investimenti in Spagna sulle librerie La Central e su Editorial Anagrama.

«Dietro questa varietà di imprese c'è il progetto di alimentare la sfera pubblica, far circolare idee, dare spunti di interesse e piacevolezza a chi ci frequenta. Al centro restano i libri. L'anno scorso in Italia abbiamo venduto 23 milioni di copie. Ora le librerie sono 102. Stiamo aprendo a Pescara e Latina. A Verona ne apriremo due».
Carlo Feltrinelli, lei guida una casa editrice molto caratterizzata.
«Sì, ma non siamo una setta né una fazione. Siamo fuori dalla mediacrazia, come la chiama Giovanni Sartori. Nell'Italia delle cricche e delle piccole e grandi mafie siamo uno spazio di libertà, creatività, fatto di molta impresa, non più soltanto su carta. Offriamo tremila eventi gratuiti l'anno, dove vengono il pensionato benestante e lo studente squattrinato. Siamo anche musica, digitale, e-commerce, servizi per l'editoria, cinema d'essai, documentari, gastronomia con "street food" italiano di qualità» .

lunedì 2 maggio 2011

OSAMA BIN LADEN - GIUSTIZIA E' FATTA

NEW YORK - Dalla dichiarazione ufficiale del Presidente Obama:
“Voglio annunciare agli americani e al mondo che gli Stati Uniti hanno condotto un’operazione che ha ucciso Osama bin Laden, il leader di Al Qaida, giustizia è stata fatta.
Molti mesi fa sono stato informato che avevamo indizi circa la posizione di Bin Laden. Ho incontrato molte volte i miei consulenti dei servizi segreti. Finalmente la settimana scorsa ho deciso che avevamo sufficienti informazioni per agire.
Oggi per mio ordine gli Stati Uniti hanno lanciato un’operazione contro la residenza blindata in cui si trovava Bin Laden insieme ad altri esponenti di Al Qaeda. Una piccola unità di agenti americani ha agito con grande coraggio, facendo attenzione a evitare vittime civili. Dopo uno scontro a fuoco, hanno ucciso Osama Bin Laden e hanno in custodia il suo corpo”.
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