
Jpeggy non è un concorso ma l’elaborazione di un nuovo concetto di comunicazione e condivisione di progetti fotografici. La mostra standard la conosciamo tutti: c’è un curatore, un tema, vengono scelti alcuni fotografi, questi danno le stampe. Le stampe vengono esposte in uno spazio fisico, se si è fortunati c’è il budget per un catalogo.
Fine del progetto.In questo caso, il tutto è sperimentale: si lavora su un formato inusuale, c’è pur sempre un tema.
Ma il gruppo dei curatori è eterogeneo. E c’è Telecom Italia con Amaci (l’associazione musei d’arte contemporanea italiani) che supportano il progetto.
Un progetto dove curatori/selezionatori e fotografi accettano di mettersi in gioco, di provare a verificare alcune ipotesi non in termini astratti ma usando il progetto come terreno di prova empirica (con tutto quello che ciò comporta).
Il messaggio è “the medium is the message”.
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